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(Sono nato il 20/02/1982 a San Giovanni Rotondo, ma sono sempre vissuto a Casacalenda (CB). Non ho alcun blasone da esporre né penne laccate d'oro da offrire come vessillo, ho solo la mia testa e i miei pensieri, che vagano in una vita assolutamente normale. Mi sono diplomato al Liceo Scientifico "F.D'Ovidio" di Larino ed attualmente frequento l'Università.)
Da: Gli Attori Della Semplicità, casa editrice Montedit.
Sine nomine
Prefazione. E’ un modo di scrivere che ricalca molto il modo di suonare del mio amico Virtuoso Suonatori, è uno scritto a 5/4, varia espressione, varia passionalità, è scrittura Jazz. Deriva solo dal talento, dalle viscere e dall’esercizio, è per questo che mi piace, perché è vero, come l’acqua. E scusatemi se ho chiuso alcuni libri, alcune cose preferisco leggerle sulla terra; è un libro che non prestano in biblioteca, tranne se il bibliotecario è Jim Carrey.
Ettore aveva i piedi nell’acqua, e li muoveva descrivendo un cerchio, il sedere su uno scoglio, lo sguardo sul fondo sassoso del mare. Come gli piaceva lo scroscio deciso dell’onda sulle mille lame dello scoglio. Quello era il mare, e mentre accarezzava i suoi polpacci forse in Giappone o chissà dove cullava i fianchi di qualche fanciulla dagli occhi a mandorla (o no). Quello era il mare, e mentre gli sussurrava frasi incomprensibili nella lingua Jazz che solo le onde conoscono, altrove ululava insieme a famelici venti alle porte di un faro. Intanto il pesce spada, appena uscito dal romanzo di Hemingway, nuotava libero. Ora le tue ginocchia devono piegarsi, Ettore, e i tuoi piedi indossare le scarpe grigie che fanno pendant, le tue gambe riprendere il cammino, e la tua mente scendere discreta con pantofole di nuvola dall’avvolgente calda fantasia. Parole semplici, quotidiane, non dette sono piume che cadono al tuo passaggio e toccano la terra rossa battuta (tipo campo da tennis). E mentre i tuoi calzini bianchi si arrossano, anche i tuoi occhi diventano vermigli: vi è entrato un triste moscerino (i calzini bianchi sono brutti, lo so, ma non se devi fare ginnastica). Comunque il nostro Ettore, figlio del luogo comune, troppo elementare e poco istruito per essere un eletto mancino, e troppo umile (o povero!?) e convinto per essere un destrorso, si giova di essere un ambidestro, di non essere un sofisticatissimo sottoprodotto culturale, di essere carne e biochimica, di non alzarsi con le natiche scoperte (cioè senza coperta). Basta. L’Eurismo, sì, è importante conoscerlo, per far colpo sulle “fricchettone” e soddisfare il bisogno molto ambidestro che deriva dagli ormoni. La fame, va soddisfatta, o sommo Ettore, con varie cibarie, ma se la fame è più voglia di qualcosa di buono, allora bisogna aiutare i bambini dell’Africa… ‘sti bambini dell’Africa!!! Si son proprio rotti le balle di stare sempre al centro dell’attenzione (loro e Giobbe Covatta), di essere stendardo (Branca, Branca, Branca! Leon, Leon, Leon!) di un sottoprodotto culturale di qualsiasi paese. Queste eccessive attenzioni gli procurano disturbi psichici all’io temporale, conflitti interni talmente atroci da non sapere se uscire con la “letteronza” oppure con la tipa di D&G, e tutto questo gli toglie tremendamente l’appetito. Ettore, essere essenziali, concisi, ingegneri gentili, è facile? E poi non conoscevi un tipo strano? Ah!!! Il sottoprodotto culturale ritiene di poter ritenere giusto un atto di sincera commozione solo dopo una scuola di dizione, ed è giusto se la vera commozione è teatro ma non se è vita: è lo snobismo che vuole parole mielose, dolci, ricercate, ed una vita assolutamente piatta. Meglio non dire niente e godersela, ovvero dire cose come l’insalata, e ridere come un atto tremendo di Euripide. Mi scusi, egregio agnellino Ettore, per le sottigliezze di un certo spessore! Mi scusi tanto. E torni ogni tanto a bagnarsi i piedi nel mare. |