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Vittoria Ravagli
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Se pure spesso siamo "altrove", siamo presenti ed influenti. La nostra concretezza terrestre, la nostra attitudine alla vita, ci porta ad atteggiamenti che si distanziano da quelli "comuni". Se non rinunciamo ad essere noi stesse, allora veniamo ascoltate.
Un esempio pratico. Penso alle inviate speciali in guerra. Al loro modo a volte - solo a volte - diversissimo, unico, di dare notizie, quelle notizie. Hanno scelto di essere lì senza "vendersi"; si presentano per quelle che sono, con le loro normali immagini di donne impaurite, col terrore negli occhi, e ci raccontano le cose che ci interessa sentire, di quella orribile guerra non condivisa. Altre si uniformano e danno bollettini incolori, sono la fotocopia di un uomo insensibile, hanno fatto carriera, ci sono così come loro, ma non serve la loro presenza per migliorare le cose.
La guerra, la violenza: ora ci sono, come sottolinea Anna, immagini di donne che torturano. Ci sono state sempre, penso ai nazisti che usavano come guardiane le terribili kapò. Deviazioni, quindi, bisogno di potere ad ogni costo, anche facendosi più brave degli uomini nell''orrore.
Noi odiamo la guerra come scelta di fondo, eppure siamo orgogliose delle donne che hanno difeso le proprie case, i figli, i propri uomini, delle partigiane che non hanno fatto solo le crocerossine, ma si sono "sporcate le mani". Quindi non ci sono scelte assolute, le circostanze sono determinanti.
Oggi le ragazze, le donne, spesso non hanno riferimenti, gruppi, persone che approfondiscano con loro i temi che al nostro tempo erano al centro di discussione anche nei posti di lavoro. Ricordo le femministe ricercatrici che venivano da noi, nelle assemblee, a sensibilizzarci. E'' un po'' come è successo ai ragazzi che hanno fatto scelte di campo l''8 settembre di allora. Chi "sapeva" ha saputo decidere, gli altri hanno seguito la propaganda.
Le donne oggi sono molto sole, bombardate dai luccichini che le mettono al centro di un interesse del tutto banale, "di mercato"; spesso diventano arrampicatrici, qualsiasi cosa facciano: politica, letteratura, professioni, lavori d''ufficio, lavori manuali. Si fanno spazio a gomitate, passano sopra a tutto e a tutti, "sbranano" l''uomo che le ha deluse, sono razziste nei confronti delle donne meno "brave" di loro, si prostituiscono mentalmente. Crescendo cambieranno, forse. Ricordo quanto ero diversa da ragazza, quanto più superficiale. Ma non so chi e cosa le indurrà a cambiare se non ci sono riuscite le madri, le nonne, le parole sentite e le cose viste fare da altre.
E'' importante entrare nel mondo degli uomini, esercitare le stesse professioni, entrare in politica, ma è come si fa che conta, è il nostro essere diverse e dirette, è il non accettare supinamente ogni tipo di compromesso, è sapere lottare con costanza, a far cambiare le cose, pur se lentamente.
A costo di restare isolate, per poi ritrovare il filo comune e ripartire.
I problemi gravissimi del mondo che sembrano portarci alla rovina, non riusciranno ad essere risolti sino a che non ci sarà un equilibrio numerico tra uomini e donne che tirano le fila: è quasi un fatto fisico, è un fatto di energie.
Senza donne tutto continuerà ad andare nel peggiore dei modi. Mancherà cuore ed energia vitale, mancherà la nostra passione che, davvero, potrebbe muovere il mondo, "fare girare la ruota" come si dice nel gergo dei tarocchi. Ma si sa, sappiamo quanto questo faccia paura. Ci sono lì secoli di storia a testimoniarlo e così continua anche oggi, nonostante le belle parole. |
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