Home Page

Ipazia di Alessandria

Ipazia di Alessandria (370 ca - 415)

Bella, coltissima e saggia, Ipazia nasce ad Alessandria d’Egitto in un’epoca in cui le donne non venivano considerate persone, ma il padre Teone, rettore della Biblioteca di Alessandria, la istruisce per farne “un perfetto essere umano”. Approfondirà i suoi studi ad Atene ed in Italia e divenuta filosofa, matematica ed astronoma, succedette al padre all’età di 31 anni alla guida della più famosa Accademia dell’Antichità. Pagana e convinta sostenitrice della distinzione fra religione e conoscenza, morirà trucidata durante un agguato tesole da un gruppo di fanatici cristiani, probabilmente su ordine del vescovo Cirillo, divenuto patriarca di Alessandria nel 412.

 

Dissero di lei:

·     Filostorgio, uno storico della Chiesa contemporaneo di Ipazia, scrive che ella “apprese dal padre le scienze matematiche, ma divenne molto migliore del maestro soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri” e che “introdusse molti alle scienze matematiche” e “ divenne molto migliore del maestro soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri”

·        Altre fonti la descrivono di “natura più nobile del padre, non si accontentò del sapere che viene attraverso le scienze matematiche a cui era stata indotta da lui, ma, non senza altezza d’animo, si dedicò anche alle altre scienze filosofiche”

·        la testimonianza più antica dell’attività scientifica di Ipazia si trova nella stessa opera di Teone; nell’intestazione del III libro del suo commento al Sistema matematico di Tolomeo egli scrive: “Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”

·        Flogisto ci lascia sapere: “che Ipazia aveva scoperto qualche cosa di nuovo a proposito del moto degli astri e che ella rese questo suo nuovo sapere acquisizione accessibile agli uomini ed alle donne della sua epoca esponendo le sue nuove osservazioni in un’opera originale che intitolò Canone astronomico”



Opere

La ricerca e lo studio di Ipazia erano fortemente orientati verso l’insegnamento, la trasmissione ed il commento dei testi antichi, scrisse opere autografe che sono scomparse: un commentario a Diofanto (il padre dell’algebra) di 13 volumi, il Canone astronomico (una raccolta di tavole sui corpi celesti), ed un commentario alla Coniche di Apollonio (trattato di geometria) di 8 volumi. E’ triste constatare che di una scienziata tanto rinomata al suo tempo, per vari motivi, non rimangono altro che i titoli di alcune sue opere. Tuttavia questi titoli sono indizi che delineano una traiettoria teorica, e le fonti tramandano che Ipazia scrisse un’opera astronomica originale. E’ dunque possibile che la scienziata avesse portato a termine delle osservazioni e delle verifiche che non erano semplicemente collocabili al margine del Sistema matematico di Tolomeo già commentato dal padre, ma erano tali da richiedere una trattazione autonoma, purtroppo però la perdita delle sue opere rende impossibile affermarlo con certezza.

Progetti

I suoi studi non erano solo teorici, si occupò anche di meccanica e di tecnologia applicata, in particolare  le vengono attribuite due invenzioni: un areometro e un astrolabio piatto. Il primo strumento, che determina il peso specifico di un liquido, fu progettato come un tubo sigillato avente un peso fissato ad una estremità: a seconda di quanto questo tubo affondava in un liquido, era possibile leggerne su  una scala graduata il peso specifico. L’astrolabio perfezionato e progettato da Ipazia era formato da due dischi metallici forati, ruotanti uno sopra l’altro mediante un perno rimuovibile: veniva utilizzato per calcolare il tempo, per definire la posizione del Sole, delle stelle e dei pianeti; pare che mediante questo strumento essa risolse alcuni problemi di astronomia sferica.

 

Curiosità

Il 16 ottobre del 2002 è stata inaugurata ufficialmente la biblioteca di Alessandria d’Egitto, eretta sulle fondamenta  della mitica biblioteca del terzo secolo prima di Cristo, che possedeva circa 700.000 volumi. Essa faceva parte del più ampio complesso del Museo di Alessandria, che comprendeva anche  l’Anfiteatro di anatomia e l’Osservatorio astronomico. Eratostene, uno degli scienziati che operò nel III secolo avanti Cristo in questa istituzione, calcolò la circonferenza terrestre commettendo un errore di soli 70 km su 40.000 km. Diversi scienziati gli succedettero in questa scuola e l’ultimo fu una donna: Ipazia.


Bibliografia

  • Gemma Beretta, Ipazia d’Alessandria, Editori Riuniti
  • Grinstein Campbell, Women of Mathematics, A Bibliographic Soucebook
  • Sara Sesti - Liliana Moro, Donne di Scienza, Centro Pristem-Eleusi Università Bocconi   
  • Garzya Antonio, Opere di Sinesio di Cirene

 

A cura di: Bernardi Gabriella


Contributi:
ritratto
( disegno )